inesorabile scandisce l'istante che è già passato

sono quello che sono, cumulo di esperienze e pensieri, sorrisi e pianti, gioie e dolori, allegria e rabbia cieca, dolce e amaro....
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Qualche volta occorre molto tempo per leggersi dentro, per digerire quell'orrore che leggiamo, per venire fuori dai meandri della memoria. Qualche volta occorre tempo anche per parlarne a noi stessi, per riprendere a guardare ciò che ti sta attorno dalla giusta prospettiva. Per molto tempo non ho più scritto, non avevo nulla da dire al mondo, niente da condividere davvero. Ma invece ho molto letto, osservato, ragionato, mi sono lasciata investire da nuovi interessi, e rientusiasmare da antiche passioni lasciate da parte. Il silenzio mi è servito molto. Ho capito qualcosa in più di me, della mia vita attuale, di episodi passati e ora sepolti. Sebbene immersa nei soliti affanni della vita quotidiana, mi pare di vedere aspetti diversi, sfumature non colte prima.
A volte occorre lasciarsi sommergere per provare la sensazione di respirare di nuovo....
Quando il giorno inizia con una pioggerellina sottile come oggi, mi viene voglia di scrivere. Stanotte ho pensato a tutti i libri che ho letto nel corso di questo 2005, un pò meno del solito, ma dal momento che ho l'abitudine di segnarli, mi è preso lo sfizio di contarli, sono 49. Di solito sto vicino alla soglia dei 100, ma questo è stato un anno un pò particolare, che ha significato per me grandi impegni e dunque la lettura è stata un pò sacrificata. Facendo un pò il punto della situazione "lettura" e ovviamente volendo escludere tutto ciò che non è libro, mi piacerebbe elencare ciò che mi è piaciuto di più. E si tratta nella maggior parte dei casi di libri di non recentissima pubblicazione.
Inizio da John Fante, da me scoperto solo adesso (sigh). "Full of life" è stato quello che ho letto per primo, seguito dopo qualche mese da "un anno terribile"; ottima prosa, scorrevole, e direi attualissima. Mi ha colpito per la apparente semplicità che usa per descrivere stati d'animo complessi, ma talmente quotidiani da poter essere vissuti da chiunque.
Mc Liam Wilson "Eureka street", da me inspiegabilmente trascurato dalla sua pubblicazione ad oggi, una scoperta interessante. Il mondo irlandese, le atmosfere di tensione, le bombe, il quotidiano vivere in una città in cui è impossibile dimenticare le tensioni; il tutto raccontato con grande maestrìa. Ottimo romanzo.
Vonnegut "mattatoio n.5". Che dire: in un piccolo concentrato, c'è di tutto. Surreale al punto giusto, il mattatoio diventa rifugio, casa, via di fuga, in un mondo (quello della seconda guerra) in cui i mattatoi veri (di ebrei) stavano fuori, all'aria aperta, in piena vista.
Arriaga "un dolce odore di morte", una storia appunto di morte, ma anche di mezze verità e di menzogne. Un cadavere ritrovato dal protagonista, che tutti riconoscono come il "fidanzato" della vittima, e che si trasforma in "quasi vedovo", mentre in realtà con quella ragazza egli non aveva mai avuto alcun legame. Interessante intreccio e appassionante il dipanarsi della narrazione.
Alajmo "E' stato il figlio". Giallo, ma non troppo. Una famiglia che "addossa" al figlio l'omicidio del padre. Cosa si cela dietro quel muro di dichiarazioni che apparentemente lo inchiodano alle sue responsabilità? E perchè il figlio si chiude nel suo mondo fatto di silenzi? Buona prova di Alajmo che descrive molto bene il percorso omertoso e l'ambiente in cui prolifera.
Schwed "lo zio Coso". Ancora un libro sulla seconda guerra, un romanzo interessante perchè ironico e surreale. Il protagonista incontra in treno un misterioso viaggiatore che tenta con una infinita serie di argomentazioni di convincerlo che nella realtà la seconda guerra mondiale non sia mai esistita, nè tutte le atrocità che l'ahanno preceduta, nè tutto ciò che comunemente si legge nei libri di storia. Come prosegue? Impossibile da raccontare, ma sinceramente è un libro tutto da leggere, fino alle ultime pagine, dove tutto si conclude con uno specchio.
E infine l'ultimo letto: Claudel "La nipote del signor Linh". Che potrei definire molto brevemente, delicato e intenso. A me ha lasciato una grande dolcezza, nella sua imprevedibile conclusione. Romanzo sull'immigrazione e conseguente stato di disadattamento sociale, ma anche sulla debolezza, sulla fragilità, sulla tenerezza, sull'amore. Un libro piccolo dalle tante sfaccettature.
In breve cito ancora qualche titolo che suggerisco alla lettura, per chi ne ha tempo e voglia. Gutierrez "trilogia sporca dell'avana" (per chi ha stomaco forte) - Thomson "notte selvaggia" (idem) - De propriis "nero istambul" (per chi ama le spy stories) - Spark "gli anni fulgenti di Miss Brodie" (incredibile ritratto femminile) - Nedjma "la mandorla" (narrativa erotica al femminile, dal mondo islamico) - Kincaid "Mr Potter" (curioso per la particolare capacità espressiva) - Hornby "non buttiamoci giù" (per chi pensa al suicidio) - Allende "Zorro" (per chi vuole una lettura poco impegnativa e molto scorrevole).
E con questo per oggi è tutto.
Mi accorgo che anche io per certi aspetti ho mantenuto la stessa visione del tempo da sempre. La stessa dei bambini, un'idea circolare. Per questo non ho mai capito cosa ci sia da festeggiare in un anno che finisce, quando subito dopo ne inizia un altro. Un anno è una scansione di tempo virtuale, una roba da pallottoliere, che non serve a molto nell'economia della nostra esistenza. Ma tant'è, pare che non si possa fare a meno di festeggiare con veglioni di ogni genere. Io ormai da anni mi sottraggo alle cene (cosa che mi dispiace un pò) e ai brindisi (cosa che mi dispiace enormemente meno) di fine anno. Da anni passo una serata "normale", a casa, magari leggendo, quando posso. E spesso, spessissimo, mi sono addormentata prima dei classici "botti di mezzanotte" (che purtroppo sveglierebbero pure i morti, grazie ai vicini...). Ho dei ricordi piuttosto scialbi dei fine anno passati in locali fumosi, a giocare a carte, a trasferirsi sempre più assonnati da una parte all'altra, per poi vedere l'alba al mare o in montagna e fare la classica prima colazione, prima di potere finalmente gettarsi su un letto in stato quasi comatoso. Non ci trovo più nessuna attrattiva, meglio una cenetta fra pochi intimi, chè a tavola non si invecchia. E l'alba io la vedo quasi ogni giorno.
Starò invecchiando? Può darsi, ma non mi crea alcun fastidio se il problema è rinunciare a festeggiare il fine anno. D'altra parte ricordo che nemmeno a vent'anni mi piaceva molto, solo che allora non si rinunciava a stare con amici, anche a costo di annoiarsi; oggi no, grazie a Dio! Mi pare un buon cambiamento!
Non scrivo da tanto. Me ne è mancata l'opportunità, qualche volta anche il desiderio, di riprendere a sentire il magico ticchettìo della sveglia per coprirlo con quello più veloce dei tasti della tastiera al ritmo dei miei pensieri. Ma oggi sono qui. Per una riflessione.
Ieri ho assistito a una scena bellissima. Una recita di natale, tanti bimbi sul palco, uno in carrozzina. Una bimba accanto a lui che muoveva la carrozzina, per seguire la passerella degli altri, il ballo degli altri, insieme al suo amichetto che cercava a suo modo di battere il tempo e rideva. Ho saputo in un secondo momento che la bimba si era offerta lei per questo incarico, che ha svolto con grande attenzione e millimetrica precisione, viste le ridotte dimensioni del palco.
Mi sono trovata a riflettere sulla spontaneità dei bimbi, sulla serenità, sulla capacità di accoglienza di cui sono capaci (e di cui noi adulti tanto spesso siamo privi). E sul loro concetto di "normalità", e non mi riferisco ai triti e ritriti dibattiti sulla disabilità, quanto al fatto che per quella bimba era assolutamente normale fare ciò che ha fatto, prendersi cura dell'amico. Era una scena meravigliosa che ricorderò a lungo.
Finalmente una buona giornata di sole! E finalmente mi sento di nuovo di buon umore!
Non che i problemi siano passati, non che le tristezze di colpo si siano dissolte, ma di certo per il mio stato d'animo una bella giornata di sole, anche se con l'aria frizzantina, è un toccasana.
Oggi ho in programma varie cose, ma credo che come sempre non riuscirò a completare tutto quello che nella mia testa è già programmato. Ma va bene così, ormai ci ho fatto l'abitudine e cerco di non prendermela. C'è stato un tempo in cui potevo fare progetti e scandire il tempo che mi era necessario per realizzarli. Oggi invece ho dovuto accettare che il tempo per portare a termine ogni pur minimo progetto è una questione su cui io non ho assolutamente controllo. Potrei dire che ho realizzato quanto si possa essere poco padroni del proprio tempo.
Ultimamente di qualunque cosa io cominci a parlare prima o dopo finisco a parlare di tempo, si vede che per me al momento è un chiodo fisso... Però deve essere una gran noia leggere, me ne rendo conto. Pazienza, verranno "tempi migliori" (ihihihihihih)
Scrivere mi è sempre piaciuto. Mettermi davanti a una pagina bianca mi ha sempre dato un grande senso di libertà, di respiro, di creatività e nello stesso tempo è l'occasione per fermarmi a riflettere, lontano dalla frenesia del mondo, degli impegni, delle scadenze. Da qualche tempo non ne ho l'opportunità, forse per qualche giorno non ne ho avuto nemmeno le energie, la forza, la voglia, di fermarmi. E così, occuparmi di mille cose, dover prendere decisioni immediate, senza avere tempo di leccare le mie ferite, in qualche modo mi è servito ad attutire il dolore. Ma la vita è fatta di fasi, di momenti, di parentesi, che si aprono e si chiudono. Così arriva un momento in cui è inevitabile (e vitale per andare avanti) fare due conti, tirare delle somme, affrontare la realtà che magari non è così semplice come spereremmo. Si è chiuso un momento, ora se ne apre un altro, in cui devo imparare ad abituarmi all'idea di non incontrarti più, di non parlarti più come prima, di non litigare più per una delle innumerevoli facezie dell'esistenza. So che sei e sempre sarai parte di me, ti ritrovo in tanti miei modi di fare, di pensare, in tanti gesti che ho ereditato da te senza nemmeno accorgemene. Gli anni passano, non ho più i vent'anni della mia testardaggine e mi accorgo di tante cose solo adesso. Probabilmente è stato un percorso, una strada che abbiamo fatto insieme, anzi certamente è così, ma di alcuni aspetti solo ora mi rendo conto: ora che non posso più parlarne con te, ora che non posso più dirti che in certi casi avevi ragione, in altri l'ho avuta io. Ma poco importa sai? Ho la mia scrittura, ho la mia testa, ho il mio pensiero e so che tu tutto questo lo senti, lo sai, e a me basta. Ti sento vicino, sento il bene che mi vuoi e che mi hai sempre voluto e so che tu senti tutto quello che ti voglio io e che ti ho sempre voluto. Abbiamo sempre creduto insieme che la morte non è che un passaggio, e se questo è certo per te, che hai varcato la soglia, forse lo è anche per me e per tutti gli altri che sono rimasti qui. Anche per me è un varcare la soglia di un'altra fase della vita, una fase di passaggio, di crescita verso un'identità parzialmente diversa, nuova. Ed è per questo che il mio non è un addio, non è un commiato eterno, piuttosto è l'augurio di fare un buon viaggio, così come si fa alle persone a cui teniamo che stanno per andare altrove, che stanno per lanciarsi in una nuova avventura. Buon viaggio papà! E buon viaggio anche a me....
In questi giorni sto riflettendo molto e mi sto avvicinando molto ai pensieri dei bambini, soprattutto al loro ritmo. Ancora una volta ne traggo grandi benefici. I bambini hanno un ritmo che a noi adulti pare disordinato, passano frequentemente da un argomento all'altro, apparentemente senza collegamento, la loro attenzione non si sofferma mai a lungo su un solo concetto o su una discussione, così come su un unico gioco. Ma poi, con la stessa facilità, riprendono un argomento o una discussione dal punto in cui l'avevano lasciata un'ora prima, come se mai in realtà il loro cervello l'avesse lasciata.
Ecco, io comincio ad avvicinarmi a questo modo. Mi accorgo che i miei pensieri a volte passano da una cosa all'altra, da un affare all'altro, da un'urgenza all'altra, ma sotto è come se il filo delle riflessioni rimanesse inalterato, ma solo sospeso dall'intervenire di impegni che improrogabilmente devono essere posti all'attenzione.
Ancora una volta il senso del tempo torna nelle mie riflessioni. Il tempo dei bambini è davvero ininterrotto, loro lo percepiscono così. E anche alla vita danno un senso ininterrotto, un circuito circolare, un lasciarsi e riprendersi, proprio come le loro conversazioni.
Abbiamo molto da imparare, dobbiamo davvero tornare bambini per comprendere davvero il senso delle cose, quello più profondo.
tic... tac...tic... tac...
Non ho avuto il tempo per leggere tutto quello che avevo progettato, non ho avuto tempo per fare le vacanze a cui pensavo, non ho avuto tempo per riposare. In compenso ho dovuto trovare il tempo per mille incombenze tristi e dolorose, ho dovuto trovare il tempo per salutarti, per dirti addio.
Ho ancora tempo (non so quanto) da usare al meglio, tempo per riflettere, tempo per piangere, tempo per ridere, tempo per i ricordi e tempo per i progetti.
Ho perso tanto, ho ancora tanto...
Questa volta sei arrivata improvvisa, hai usato un incidente stradale, uno di quelli orribili. Sapevo che saresti arrivata e lo avresti portato via un giorno o l'altro, e da sempre ho pensato che saresti arrivata improvvisamente per lui. Sono quasi felice che sia stato così, senza tempo per accorgersene, senza tempo per soffrire. Ha sofferto troppo quando sei passata da qui per lei, annunciata. Era sereno e tranquillo adesso, ma sempre pronto a cominciare nuove avventure, nuovi progetti, nuove sfide. L'ho visto stanco ultimamente, e mi ha preoccupato: forse anche lui sentiva che stavi arrivando, chi può dirlo?
Ogni volta che torni sento un senso di stanchezza, una fatica quasi, mi sento senza forze, senza energie. Come se l'enorme fatica di questi giorni, il solo doverlo lasciare andare, sia stata superiore alle mie possibilità. Eppure ogni giorno mi alzo con in testa le mille cose ancora da fare, da sistemare, da aggiustare, tutti quegli orribili ma necessari adempimenti di cui occuparsi dopo il tuo passaggio. Formalità forse, carte, documenti. E io abbasso la testa e vado avanti, passo su passo. Perchè il dolore non vince. Non può.
Io non riesco nemmeno ad avercela con te, in fondo tu fai il tuo lavoro. E di certo la gente non ha con te un buon rapporto. Io no. So che arrivi quando è il momento, e niente può impedirtelo. Che senso ha arrabbiarsi per questo? Non sei tu che sbagli, piuttosto tutti gli altri, quando si chiedono troppi perchè, quando non riescono ad accettarti, quando non comprendono che in fondo tu non sei che l'altra faccia della nostra esistenza.
La stanchezza è troppa adesso, ho troppe cose da fare. Al resto penserò domani...
Il bilancio di quest'anno, dal punto di vista delle letture fatte è abbastanza positivo, sebbene non abbia letto moltissimo. Non so perchè ho il "vizio" di annotare in una lista, ogni titolo letto, e puntualmente all'inizio delle vacanze me la riguardo. Forse perchè in vacanza leggo mediamente più dei miei soliti due o tre libri al mese, e mi piace sfogliare la lista di ciò che ho letto in un anno, osservando che alcune cose sono cadute assolutamente nel dimenticatoio della mia memoria, segno che non valeva la pena di ricordare. Ho sempre pensato che la lettura fosse per me un ottimo metodo per riflettere, rilassarmi, immedesimarmi in situazioni diverse da quella in cui vivo (per fortuna, visto che ultimamente leggo molti noir!!), e in fondo per viaggiare comodamente seduta in poltrona o addirittura distesa a letto. Ho sempre amato la lettura!
Ed ecco cosa porterò con me quest'anno:
Mc Liam Wilson - Eureka street - libro colpevolmente ignorato in questi anni, approfitto per vedere coi miei occhi se davvero sia il capolavoro che si dice in giro.
Fante - Un anno terribile - Ho letto da poco Full of life dello stesso autore, vorrei vedere se anche questo mi piace
Gopegui - Il lato freddo del cuscino - Una quasi novità che mi ispira, parla di Cuba, "una visione controcorrente (??) della rivoluzione cubana" dice la copertina, vedremo....
Riley - Sick notes - Mi incuriosisce perchè si tratta del secondo libro di una giovane scrittrice inglese, dall'improponibile nome di Gwendoline, e ho letto tempo fa il suo libro d'esordio "Carmel"
Winton - Dirt music - Perchè l'incipit descrive un personaggio alle prese con la navigazione in internet, nei più disparati siti....
Beyala - Gli onori perduti - Ahhhhhh il lontano (?????) mondo africano....
Stendhal - Il rosso e il nero - perchè a un classico non si rinuncia
Uhlman - l'amico ritrovato - un pò di storia...
Gambino - Esiste davvero il terrorismo? - e un pò di politica e attualità
Ovviamente spero di leggere anche molto altro, spero....
Che bella cosa, leggere...........
Hasta la vista!